Legenda o fatto vero? Mesagne

Vi raccontiamo oggi la legenda della Signura Leta

La leggenda della Signura Leta è una storia che si narra sul territorio di Mesagne. Le storie che vengono dalla cultura popolare mesagnese sono molte, ma questa è una delle più conosciute.

La Signura Leta compie tutt’oggi le sue apparizioni e sono molte le persone, adolescenti e non, che cercano di vedere questa entità, magari nelle notti illuminate dalla luna.
Diverse sono le versioni di questa leggenda e a seconda della versione, cambiano anche i luoghi indicati come “infestati” da presenze paranormali.
La versione più conosciuta è quella ambientata alla masseria “Lu Mucchiu”, che narra della tragica storia d’amore tra la figlia di una ricca famiglia di possidenti terrieri e il figlio di un ciabattino.

  Venuto a conoscenza della tresca amorosa, il          padre di lei, non potendo sopportare il disonore  arrecatogli dalla figlia, che già aspettava un  bambino,  decide di incaricare gli altri due figli  del compito di  lavare l’onta con la morte di  entrambi gli amanti.
 Nascostasi nel forno, la ragazza non era stata in  grado di nascondere le sue tracce ai fratelli, che  notando una scarpetta vicino al nascondiglio,  decisero di darle fuoco.
 Da quel momento il fantasma della ragazza in        abito da sposa, vaga per le campagne intorno alla    masseria e si manifesta di tanto in  tanto ai  passanti.
 Da questa versione i fratelli Magrì, esperti di effetti
speciali, ne hanno tratto un film, uscito nel 2004 dal titolo “Bianco scarlatto”.
Meno conosciuta è la versione che qui vi propongo, ambientata nella masseria “La Càlana”.
Filo conduttore di tutte e due le leggende è l’amore tormentato, non legittimato, dai costumi, dalla società, dalla famiglia e dalle consuetudini.
Un tema attuale, poichè l’amore risulterà sempre indefinibile e non riducibile a schemi fissi.
Le storie mettono comunque in evidenza il retroterra contadino della cultura e della mentalità mesagnese, che viaggia tutt’oggi tra patriarcato, maschilismo e modelli “d’onore”, plasmati sulle belle forme dell’apparenza sociale.
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